2007/08 | urban design studio          [back]


Il Laboratorio approfondisce le responsabilità della nostra disciplina nella produzione della città anti-umana e, al contrario, il contributo che la "scena" fisica della vita pubblica può portare verso relazioni umane più dense e un più ricco scambio sociale, una più radicata rete di vicinato, un più riconoscibile senso di comunità, una più varia e meno pericolosa "street life". A partire da considerazioni di questa natura sono indagate le tendenze autistiche della produzione architettonica contemporanea, con particolare riferimento alla mediatizzazione dell'opera e ai suoi esiti sull'esperienza dello spazio e sui comportamenti collettivi. Il cuore dell'insegnamento riguarda quindi l'illustrazione della recente ricerca internazionale sulla forma urbana sostenibile, con particolare riferimento alla dimensione sociale della sostenibilità, e viene reso esplicito il valore che le strutture tradizionali dello spazio rivestono per la città sostenibile del futuro, senza che ciò minimamente inerisca questioni di linguaggio, o di "stile": delle configurazioni tradizionali interessa in particolare indagare le capacità adattive che rendono possibile un'evoluzione nel tempo dei tessuti "di base" attraverso la produzione di infinite variazioni su un costante sostrato strutturale. La perdita storica di questa particolare proprietà organica dei tessuti tradizionali è tematizzata nel corpo disciplinare e le possibilità di una sua reintegrazione nel progetto contemporaneo è descritta e sperimentata. A questo scopo l'oggetto del laboratorio sono i quartieri di edilizia sociale costruiti a Milano nel dopoguerra: è qui infatti che il fallimento storico del modernismo si esprime con maggiore chiarezza, perché più chiara fu la sua espressione. Il Laboratorio si propone di suscitare negli studenti abilità specifiche nella osservazione diretta degli spazi pubblici e delle relazioni tra questi e le attività umane che in essi trovano luogo, al fine di formare una maggiore sensibilità verso l'impatto sociale del gesto architettonico.

text by Sergio Porta



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